Nelle nostre precedenti ricerche e conseguenti proposte, abbiamo posto l’attenzione principalmente sul territorio, le sue criticità, i suoi possibili sviluppi e trasformazioni.
In questo documento iniziamo a mettere al centro le persone; quegli esseri umani che compongono la società, quegli attori che, fin dall’infanzia, determinano le capacità di una Nazione (in geografia Nazione=territorio geografico + popoli che vi risiedono).
Il nostro scopo non è certo quello di fare un trattato, ma di porre l’attenzione su quelle situazioni, sulle difficoltà e quelle condizioni che mettono in crisi il soggetto, la sua famiglia la società stessa che vede solo un costo nel problema, senza considerare gli innumerevoli aspetti positivi di un inserimento o reinserimento.
Si vuole accendere un faro su un argomento che troppo spesso viene scansato più che ignorato, lasciando a chi ha il problema, le famiglie, l’onere di affrontarlo.
Il modo migliore per renderci conto del fenomeno è di farci aiutare dall’ISTAT, osservando anche banalmente i numeri che già di per se sono impressionanti.
È un tema di grande rilevanza che tocca sia l’organizzazione scolastica che i diritti all’inclusione. I dati più recenti (relativi all’anno scolastico 2023-2024 e proiezioni 2024-2025) mostrano un trend in costante crescita.
Nell’ultimo anno scolastico, il numero di alunni con disabilità in Italia ha raggiunto circa 359.000-360.000 unità, pari al 4,5% della popolazione scolastica totale. Si è registrato un incremento del 26% , + 75.000 negli ultimi cinque anni, +6% rispetto al precedente anno scolastico.
Già solo guardando questi numeri ( non ancora aggiornati al 2025/6) ci si rende conto delle dimensioni del problema, che non può essere visto solo a livello nazionale, ma anche e soprattutto affrontato a livello locale.
Mettiamo il primo focus sulla scuola dell’Infanzia (Asilo). La scuola dell’infanzia è il primo gradino dove avviene la osservazione, attestazione e l’assegnazione poi del sostegno.
Nella scuola dell’infanzia statale, circa il 2,8% dei bambini ha una certificazione di disabilità con il riferimento alla Legge 104/92. Interessante poi osservare che nelle scuole paritarie/non statali la percentuale è più bassa (circa 1,8%).
Nella scuola primaria (elementari), le percentuali sono più alte (circa il 5,5%). Ma attenzione, nell’infanzia i numeri sono inferiori perché molte diagnosi rimangono in fase di definizione o avvengono proprio durante il triennio dei 3-5 anni.
Teniamo sempre conto che sono numeri relativi al 2023/4, visto il trend di crescita, purtroppo dobbiamo immaginare i numeri attuali ben maggiori.
Aspetto interessante da notare, rappresentato dalle notevoli le differenze in termini di genere: gli alunni con disabilità sono prevalentemente maschi, 228 ogni 100 femmine.
Tale evidenza è in linea con le statistiche epidemiologiche che da tempo evidenziano sensibili differenze di genere in vari disturbi dello sviluppo neurologico, tra cui i disturbi dello spettro autistico e i disturbi del comportamento e dell’attenzione.
Ora proviamo a osservare le problematiche conseguenziali, che normalmente sono derivati da un sistema che non riesce a percepire il rapporto costi/benefici.
Come prima questione si avverte la discontinuità didattica: un dato critico specifico per l’infanzia è che circa il 70% degli alunni cambia insegnante di sostegno da un anno all’altro, un tasso superiore rispetto agli altri ordini di scuola.
Sempre guardando i numeri, vediamo il rapporto Alunni / Docenti di Sostegno
In Italia esisterebbe un limite teorico di legge (1 insegnante ogni 2 alunni), ma la realtà vede spesso rapporti più favorevoli grazie ai posti “in deroga”. Si può valutare una media Nazionale di circa 1,4 – 1,5 alunni per ogni docente di sostegno.
Ma qui iniziano un po’ di note dolenti: i Docenti Specializzati. Nonostante l’aumento dei posti, circa il 30% degli insegnanti di sostegno non possiede ancora una specializzazione specifica, venendo “pescati” dalle graduatorie comuni.
Quali sono le tipologie di bisogni più comuni:
Sebbene i dati varino, le necessità principali rilevate fin dall’asilo riguardano principalmente la disabilità intellettiva con circa il 40% dei casi.
Seguono i disturbi dello sviluppo psicologico, incluso lo spettro autistico, in forte drammatica crescita diagnostica. Poi abbiamo disturbi dell’attenzione e del comportamento.
Stringiamo lo sguardo sulla nostra regione. La Toscana è una regione che storicamente presenta un’elevata attenzione all’inclusione, ma che riflette anche il trend di crescita nazionale per quanto riguarda la richiesta di supporto.
Ecco un’analisi basata sugli ultimi dati disponibili (report ISTAT e dati regionali USR Toscana).
Toscana (Scuola dell’Infanzia)
Nella regione, il numero di bambini con disabilità che frequentano la scuola dell’infanzia è in aumento, seguendo la tendenza alla diagnosi precoce.
Gli alunni certificati in Infanzia sono circa il 3% dei bambini iscritti in Toscana ha una certificazione (Legge 104). Questo dato è leggermente superiore alla media nazionale (2,8%), ma probabilmente dovuto a un sistema di screening sanitario regionale molto attivo.
Totale alunni con disabilità per tutte i gradi di scuola in Toscana: si contano circa 18.500 – 19.000 alunni con disabilità complessivi. Di questi, circa 2.200 – 2.500 frequentano la scuola dell’infanzia. (ripetiamo sempre che sono cifre indicative di statistiche di un paio di anni scorsi.)
La Toscana ha uno dei rapporti alunni/docenti più monitorati, ma soffre della carenza di personale specializzato di ruolo.
Il rapporto Alunni/Docente è di 1.5, posiamo dire in linea con la media nazionale. |
I posti assegnati in deroga sono circa 40% .
Significa che quasi la metà dei posti di sostegno sono attivati “in deroga” cioè posti temporanei aggiunti dopo l’organico di diritto.
I docenti Specializzati sono circa il 72%, ovvero circa il 28% dei docenti di sostegno in Toscana non ha il titolo di specializzazione specifico (chiamato TFA Sostegno).
Facendo un focus territoriale sulle province Toscane:
La distribuzione non è omogenea. Infatti i poli con la maggiore incidenza di certificazioni di disabilità fin dall’asilo sono:
-Firenze, che detiene il primato per numero assoluto di certificazioni di disabilità.
-Prato, che però presenta una situazione complessa dovuta anche all’alto tasso di multiculturalità, che di conseguenza richiede spesso mediatori linguistici oltre all’insegnante di sostegno.
-Pisa, Livorno e Arezzo hanno un’incidenza stabile, a loro volta dispongono di una buona integrazione tra servizi ASL e istituti scolastici.
Criticità specifiche della Toscana.
Secondo i report dei sindacati e delle associazioni di categoria toscane (come il Forum Toscano delle Famiglie), emergono due punti chiave:
-Ritardi nelle nomine: Nonostante l’efficienza amministrativa, molti bambini iniziano l’anno scolastico a settembre senza l’insegnante assegnato, che spesso arriva solo a ottobre inoltrato.
-Assistenza all’autonomia: Oltre al docente di sostegno (MIM), in Toscana è fondamentale il ruolo degli Educatori comunali che svolgono assistenza all’autonomia e comunicazione, i cui fondi variano molto da comune a comune (es. Firenze ha investimenti pro-capite più alti rispetto alle zone rurali come ad esempio Garfagnana o Aretino).
A Cortona, come accennato in precedenza, il servizio di assistenza educativa scolastica è coordinato dal Comune in stretta collaborazione con l’Azienda USL Toscana Sud Est (Zona Distretto Valdichiana Aretina).
Il Comune di Cortona finanzia direttamente il servizio per le scuole dell’infanzia, primarie e medie attraverso appalti a cooperative sociali del territorio. Destina annualmente una quota del bilancio ai “Servizi alla Persona”.
Per l’assistenza scolastica specialistica, la spesa è cresciuta negli ultimi anni per far fronte all’aumento delle certificazioni, superando i 400.000 – 500.000 euro annui.
Purtroppo questo investimento è calato negli ultimi bilanci, causa principale dovuta alla diminuzione agli importi erogati dai Ministeri relativi a Finanze e dell’Istruzione e Merito.
Il servizio è spesso affidato tramite bandi di gara. Attualmente la gestione dei servizi educativi e sociali in Valdichiana coinvolge importanti realtà del terzo settore (come le cooperative della Athena, Polis o simili), che garantiscono la continuità degli operatori.
Dovendo coprire molte frazioni (Camucia, Terontola, Mercatale, ecc.), il Comune di Cortona deve gestire una logistica complessa per gli educatori, il che rende il costo del servizio per ora/bambino mediamente più alto rispetto a comuni più compatti.
Ma arriviamo alle considerazioni.
L’aumento dei bambini con difficoltà a scuola è un fenomeno complesso che, da una parte trasforma il volto della didattica contemporanea, dall’altra deve essere un campanello che suona in diverse direzioni: -massima inclusione possibile per equilibrio sociale, -ricerca scientifica per attenuarne l’entità.
Non si tratta solo di una questione numerica, ma di un cambiamento profondo nel modo in cui le nuove generazioni apprendono e interagiscono con il mondo.
È pur vero che possiamo ritenere che l’impatto delle tecnologie digitali, o meglio l’esposizione precoce e massiccia agli schermi è correlata a una frammentazione dell’attenzione (iperstimolazione) e a una riduzione della memoria di lavoro.
Ma dobbiamo fare una riflessione emergente nel 2025-2026, proprio a riguardo dell’uso dell’IA generativa come strumento compensativo.
Infatti Circa il 44% dei genitori di studenti BES (Bisogni Educativi Speciali) spera che l’IA possa aiutare a personalizzare il sistema di apprendimento, per esempio creando mappe concettuali automatiche o trasformando testi complessi in sintesi vocali più intuitive.
Lo condividiamo perché la società futura non può perdere il contributo di così tanti giovani.
Concludiamo con un’affermazione del Universal Design for Learning:
La sfida non è solo “integrare” chi ha difficoltà, ma trasformare la scuola in un ambiente dove la diversità sia la norma e non l’eccezione. Questo richiede il passaggio da una “didattica speciale” a una didattica universale.
PRC CIRCOLO R.CENSI CORTONA







