Castiglion Fiorentino: ecco il restauro della “Madonna con Bambino”

Dopo il restauro conservativo, ad opera della onlus “Associazione San Michele Onlus”, presentato l’affresco “Madonna con Bambino”, dipinto d’innegabile valore artistico, che si trova all’interno della Chiesa della Consolazione.

All’appuntamento di venerdì scorso sono intervenuti tanti castiglionesi e non solo segno di grande devozione verso “la Madonna della guarigione” spiega il parroco Don Aimè Stanislas.

Si perché la storia dell’affresco parte dal Medioevo quando, ai piedi di Castiglion Fiorentino, sorgeva un tabernacolo con un’immagine della “Madonna del Bambino” davanti al quale pare che Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo de’ Medici, pregò guarendo dalla cecità;

la stessa, poi, sembra che nel 1600 fece costruire la Chiesa della Madonna della Consolazione come ringraziamento per la grazia ricevuta.

Al pomeriggio culturale erano presenti, tra gli altri, la dott.ssa Ilaria Pennati funzionaria della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio di Arezzo, il restauratore Alberto Spurio Pompili, l’Associazione San Michele che ha promosso l’iniziativa.

“Il restauro” – fanno sapere dalla onlus – “ha offerto un’importante occasione di studio e rivalutazione critica dell’opera;

preliminarmente all’intervento è stata inoltre condotta un’accurata ricerca d’archivio, a cura della storica dell’arte Sabrina Massini e di Ilaria Pennati, che ha consentito di riordinare e sottoporre a verifica la cospicua mole di dati documentali raccolti sulla pittura murale e sul suo illustre contesto”.

L’attribuzione, infatti, dell’opera al Signorelli, avanzata da vari studiosi locali, trova un’incerta conferma nelle vecchie schede della Soprintendenza redatte dall’ispettore Guido Carocci, mentre non è sostenuta da Mario Salmi che invece vi riconosce la mano di Angelo di Lorentino, pittore aretino formatosi nel solco della tradizione pierfrancescana.

Non è stato purtroppo rinvenuto alcun atto contrattuale che accerti la paternità signorelliana dell’opera, proposta per primo dall’erudito castiglionese Giuseppe Ghizzi, dedito nella seconda metà dell’Ottocento alla trascrizione dei manoscritti presenti negli archivi locali;

da allora i fautori di questa ipotesi hanno a più riprese messo in rapporto l’affresco con il Compianto nella Pieve Vecchia.

“La costruzione della chiesa della Consolazione ebbe termine nel 1607” – racconta Sabrina Massini Storica dell’Arte – “Nel 1619 l’Opera della Consolazione incaricò Filippo Berrettini, cugino del ben più famoso Pietro da Cortona, della realizzazione del nuovo altare maggiore in pietra per contenere la sacra immagine.

Il trasferimento dell’affresco venne effettuato mediante la tecnica dello “stacco a massello”, che consiste nell’asportazione dell’intera sezione muraria, ben individuabile nell’attuale conformazione del supporto.

Oltre all’innegabile valore artistico del dipinto, va sottolineata la costante attenzione devozionale di cui è stato oggetto l’affresco, che trova molteplici attestazioni nelle fonti d’archivio, inquadrandosi all’interno di una fitta rete, nel territorio aretino e non solo, di pitture miracolose che poi hanno dato origine a santuari mariani”.

Risale al 1980-1983 il precedente restauro, eseguito da Carlo Guido sotto la direzione di Anna Maria Maetzke in vista della riapertura della chiesa, a conclusione dei lavori di recupero dell’intero complesso architettonico eseguiti dalla Soprintendenza aretina.

Questo intervento vide l’eliminazione di alcune ridipinture incongrue, la fermatura del colore e la riequilibratura cromatica delle aree stuccate.

A distanza di oltre quarant’anni dal penultimo intervento di restauro è stata effettuata una nuova campagna conservativa “che ha mantenuto la lettura dei differenti interventi effettuati in questi 400 anni, eliminando solo i brutti ritocchi sulle stuccature grossolane e fuori livello, mantenendo però i precedenti restauri sulle figure” sottolineano dall’Associazione San Michele. La funzionaria Ilaria Pennati ha supervisionato i lavori di restauro.

“Un plauso a quanti, associazioni o singoli cittadini, si adoperano a riportare all’antico splendore e a conservare il patrimonio culturale di Castiglion Fiorentino” conclude l’assessore alla Cultura, Massimiliano Lachi.