Torno a parlare di fotovoltaico e agrivoltaico perché senza regole precise il rischio è uno solo: dire addio al panorama della Valdichiana, all’economia turistica, alle nostre coltivazioni.
E poco importa che i pannelli siano sollevati da terra: l’impatto resta devastante.
Alle richieste già presentate in comune se ne stanno aggiungendo altre.
Intanto procacciatori d’affari battono il territorio come cani da tartufo, alla ricerca di terreni dove piantare nuovi parchi agrivoltaici.
E il Comune?
L’assessore all’ambiente dichiara: “Non possiamo farci niente”.
Non si può fare niente quando manca il coraggio.
Il sindaco aveva promesso che nel Piano Operativo sarebbero state inserite regole più stringenti. Promesse da marinaio.
Oggi, quando i cittadini vanno a chiedere chiarimenti, la risposta è sempre la stessa: la colpa è degli uffici. Uno scaricabarile inaccettabile.
Il coraggio sarebbe quello di difendere il valore delle case, perché un impianto a 50 metri da un’abitazione lo abbassa eccome, di difendere il paesaggio e l’economia turistica.
Le regole si possono fare.
Si possono limitare le dimensioni degli impianti.
Si può imporre che siano davvero complementari all’agricoltura.
Si può impedire che una stessa azienda presenti progetti su progetti saturando il territorio.
E soprattutto si può stabilire un principio semplice: prima i tetti dei capannoni, le aree industriali dismesse, le zone lungo le ferrovie. Non i campi coltivabili.
Come avevamo chiesto fin dall’inizio, visto che Foiano della Chiana, Cortona e Castiglion Fiorentino hanno redatto un piano intercomunale, sarebbe stato logico e doveroso approvare anche regole comuni per impedire lo sfregio della Valdichiana.
Invece qui ognuno viaggia per conto suo.
E mentre l’assessore va a Firenze a protestare insieme a Coldiretti contro questi impianti nei campi, a casa propria non fa nulla.
Ci vuole coraggio.
Ci vuole coerenza.
Ci vuole programmazione.
E oggi, purtroppo, mancano tutte e tre.







