Con l’emozionante arrivo, direttamente dal Centre Pompidou di Parigi nelle sale di Palazzo Casali al MAEC di Cortona dell’imponente tela “Danse du Pan-Pan à Monico” di oltre 4 metri di lunghezza – celeberrima opera futurista di Gino Severini che torna dopo 35 anni di assenza in Italia – hanno preso il via la concitate fasi di allestimento e accrosage della mostra “Gino Severini. Modernità come dialogo” in programma nella sua città natale dal 5 luglio al novembre 2026.
Operazioni delicatissime per allestire un prestito eccezionale, ottenuto con caparbietà dagli organizzatori e dalle curatrici grazie anche al sostegno assicurato all’evento da Romana Severini, la figlia dell’artista, che da tempo sta contribuendo a ricordare e valorizzare il legame tra Severini e Cortona.
L’opera custodita al Centre Pompidou e in cui appare anche un autoritratto del pittore, è la versione realizzata dallo stesso Gino Severini a Roma agli inizi degli anni Sessanta della famosissima tela del 1911 purtroppo perduta, in cui il cortonese aveva voluto ritrarre le frenetiche danze di uno dei locali più in voga della Parigi di inizio secolo.
Definita da Apollinaire sulle pagine dell’L’Intransigeant “l’opera più importante dipinta da un pennello futurista”, la tela ebbe un grande successo al momento dell’esposizione a Parigi da Bernheim Jeune e nel successivo tour europeo organizzato da Marinetti.
Venduta tuttavia nel 1912 in Germania, andò successivamente dispersa forse nei disastri bellici, ma la sua eco rimase nell’immaginario artistico italiano così da generare anche diverse riproduzioni.
Nel 1959-1960 Severini si risolse ad eseguirne una copia fedele in scala reale, basandosi su antichi cliscé fotografici conservati nel suo archivio:
un’impresa a dir poco titanica per l’artista ottantenne che, miracolosamente,
riuscì ad imprimere nella replica la fantasia cromatica e il ritmo dell’opera giovanile.







