Dal prossimo 1° luglio, la gestione dei codici minori del Pronto Soccorso dell’ospedale San Donato di Arezzo sarà affidata a una convenzione con un’ATS (Associazione Temporanea di Scopo) che riunisce diverse realtà del volontariato.
Nonostante le rassicurazioni dell’assessore regionale alla sanità circa la natura temporanea del provvedimento, il gruppo consiliare “Rinascimento Castiglionese” esprime forte preoccupazione.
“Sappiamo bene come spesso vadano a finire queste vicende nel nostro Paese — dichiarano i rappresentanti del gruppo consiliare — troppo spesso il provvisorio si stabilizza e diventa definitivo, trasformando l’emergenza nella normalità.
Per i cittadini di Castiglion Fiorentino, l’ospedale San Donato rappresenta spesso il punto di riferimento fondamentale in caso di emergenza. È quindi nostro dovere interrogarci sugli effetti concreti di questa scelta”.
Il gruppo consiliare analizza nel dettaglio i fatti e i potenziali rischi legati alla convenzione:
I costi del servizio: L’ATS avrà l’onere di selezionare e contrattualizzare i medici destinati ai codici minori, un’operazione che comporterà una spesa superiore ai 560 mila euro all’anno.
La carenza strutturale:
La realtà è evidente e sotto gli occhi di tutti. Nella sanità pubblica mancano risorse e mancano medici, una conseguenza diretta della sistematica sottovalutazione del Fondo Sanitario Nazionale.
Di fronte a questo scenario, ci chiediamo se ricorrere a continue soluzioni tampone, mentre i professionisti continuano a fuggire verso il settore privato, possa davvero rappresentare una via d’uscita.
La sicurezza clinica: Anche un codice all’apparenza minore o leggero può celare patologie serie. Operare in un contesto di Pronto Soccorso richiede un bagaglio di esperienza e competenze estremamente specifiche.
Senza nulla togliere alla professionalità dei medici che verranno selezionati, esiste il rischio concreto che, per legittima tutela e per non correre rischi, si verifichi un aumento della medicina difensiva, con la prescrizione di esami e accertamenti superiori al necessario.
Questo si tradurrebbe inevitabilmente in tempi di attesa più lunghi e in un ulteriore sovraccarico per i reparti ospedalieri.
“Ma la vera domanda che poniamo alle istituzioni è un’altra — incalza il gruppo Rinascimento Castiglionese — perché non viene ancora realizzato ciò che è già formalmente previsto per il nostro territorio?
La Casa della Comunità HUB di Castiglion Fiorentino dovrebbe garantire un servizio medico e infermieristico attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
Questa struttura nasce proprio con l’obiettivo di assistere i casi meno gravi, garantire la continuità delle cure e alleggerire la pressione sui Pronto Soccorso. Quella sì che sarebbe una risposta strutturale, interamente pubblica ed efficace”.
Secondo il gruppo di opposizione, il rischio latente è quello di assistere a una sorta di privatizzazione strisciante, che avanza un passo alla volta senza mai essere dichiarata apertamente, mentre si ritarda il necessario potenziamento dei presidi pubblici.
“In questo scenario, il Comune di Castiglion Fiorentino non può restare a guardare. L’amministrazione comunale ha il dovere di pretendere risposte chiare e precise da chi governa la sanità aretina.
I nostri concittadini hanno il pieno diritto di sapere quale futuro si intenda costruire per il Pronto Soccorso del San Donato e, soprattutto, per la nostra Casa di Comunità”.







